I ristoranti in Romagna della guida Michelin

Vacanze e viaggi sono da sempre un viatico per nuove esperienze e per conoscere un modo diverso di rapportarsi con la vita e con il mondo. La cucina non fa eccezione. Ogni viaggio che si rispetti dovrebbe contemplare qualche tappa nei ristoranti del luogo, nei pub e nei chioschi di strada per scoprire in che modo si mangia nella località visitata.

Com’è il cibo in Romagna? Come i romagnoli. Abbondante, schietto, prolisso alcune volte, esagerato, che ama parlare di sé e vantarsi e dalla spiccata origine contadina. Per decenni i ristoranti della riviera sono stati il luogo del piatto colmo, delle porzioni pantagrueliche e dei sapori decisi e semplici (e in molti locali per fortuna è ancora così). Amata molto da turisti ma snobbata da guide e gourmet. Oggi, invece, una nuova generazione di ristoratori ha saputo coniugare le qualità originarie con una maggiore ricercatezza, la voglia di sperimentare nuovi sapori e il desiderio di giocare con le vecchie ricette per cavarne fuori qualcosa di buono, ma diverso.

 

Una strada lunga, che ha dovuto superare ostacoli di scetticismo ma che ha dato dei grandi, grandissimi frutti. Basta aprire la Guida dei Ristoranti dell’Espresso del 2014 per scoprire che il miglior pranzo dell’anno è stato assegnato all’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, a quel Piergiorgio Parini che già nel 2011 aveva vinto il premio come miglior chef emergente e che, nel 2010 è stato incluso nella prestigiosa lista dei 10 migliori chef emergenti europei (e unico in Italia) del Wall Street Journal.

Sempre secondo i critici della guida, il suo ristorante è il secondo per punteggio (18,5 su 20) in tutta l’Emilia Romagna, dietro solo all’Osteria La Francescana di Modena. E ancora, 4 su 10 ristoranti della Top Ten della Regione si trovano proprio in Romagna (3 in provincia di Rimini e 1 in quella di Forlì Cesena), che dire? Una bella rivincita!

 

La cucina del Povero Diavolo cerca materie prime semplici, del territorio: erbe spontanee soprattutto, e vegetazione. È un divertimento trovarsi nel piatto preparazioni come i ravioli di rapa, scarola, lilippendula e cassis, o il battuto di carote e cipresso.

“Io ho sempre seguito la mia curiosità – racconta Piergiorgio – e l’idea di dare vita ad una cucina personale capace di trovare nuovi sapori e accostamenti. Porto avanti la mia idea di di tradizione che lavora con i prodotti, lo spirito e i sapori del mio territorio. Sono nato a San Mauro Pascoli e vissuto a Rimini”.

 

La Saraghina Salad, di Guido

Guido, invece, è la più “antica” Stella Michelin della riviera. E’ il ristorante di pesce per antonomasia, a Miramare. Ostriche da tutto il mondo, poveracce – da provare, originali, coi cappelletti romagnoli – e tutto il pesce freschissimo dell’Adriatico cucinato con semplicità e grande maestria.

 

La stessa maestria, ma declinata con un estro e un gusto del divertimento tutto personale è quella di Raffaele Liuzzi, firma conosciutissima e apprezzata della cucina cattolichina. Nel suo ristorante il cliente partecipa alle scoperte dello chef e gioca con lui assaggiando e modificando i piatti proposti. Come l’ormai mitica Ricciola Affumicata con Legno di Ciliegio Fai-da-Te, con frappè di squacquerone, albicocche secche e granita di cetrioli, in cui il commensale decide quanto lasciare il pesce in affumicatura – in un piccolo contenitore portato in tavola – e gustarla a suo piacimento. Anche qui comanda il pesce fresco, buono e prezzi davvero modici per le proposte.

 

Ma Rimini e la Romagna, come detto sino alla nausea, non sono solo mare ma anche entroterra. E non c’è nulla di più gustoso che scoprire il territorio nel piatto. Ce lo propone Riccardo Agostini, lo chef del Piastrino, che nel suo ristorante, a Pennabilli, in quel Montefeltro per secoli conteso tra Signori di Rimini e Duchi di Urbino, ha creato un luogo divenuto una tappa obbligata per chi vuole sentire il sapore delle tradizioni, maneggiate con grande devozione e maestria. In degustazione riso carnaroli, carota, lepre e ginepro e agnello stracotto e arrosto, topinanbour e latte affumicato, oppure si può provare il piatto di gamberi di fiume con crema di fagioli borlotti e bietoline all’aglio.

 

Anche l’antica Repubblica di San Marino, proprio nel cuore di Città, custodisce una stella Michelin. E’ quella della Taverna Righi, storico luogo di ristorazione del Titano. Qui da anni viene proposto il meglio del territorio nel piatto, in un luogo semplice e gradevole. Sorprende, anche in questo caso, la capacità e l’equilibrio dello chef Luigi Sartini di combinare prodotti tradizionali e ricette innovative, come nella zuppetta di arance con ravioli di mandole, farciti di cassata e zafferano

 

Ma questa è solo una piccola selezione del meglio della cucina romagnola. Saltando tra la riviera e l’entroterra, tra il pesce nostrano e i prodotti del sottobosco c’è da fare la felicità di ogni appassionato di gastronomia o anche semplice amante della tavola. Perché la Romagna, pur nella sua voglia e capacità di innovare non dimentica la semplicità e la genuinità e propone sempre un’offerta ristorativa a portata di tutti.

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Stefano Rossini

Giornalista freelance, si occupa di viaggi, itinerari, cultura (senza dimenticare l'aspetto enogastronomico), sociale e nuove tecnologie. Collabora con riviste italiane e internazionali, guide viaggi e portali web.

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