Miramare da Amare flash mob

Una pagina Facebook, un campanile

E chi l’avrebbe mai detto che Facebook, il simbolo per eccellenza dell’universo 2.0, dell’umanità post-moderna, della socialità digitalizzata, avrebbe ridato fiato al campanilismo più atavico e provinciale che ci sia?
La piattaforma di Zuckerberg ha rivoluzionato il modo di aggregare le voci; basti pensare al ruolo che ha giocato nella Primavera araba o nelle protesta di piazza Taksim in Turchia. La cosa curiosa è che, se da un lato le pagine e i gruppi Facebook hanno permesso un allargamento orizzontale – una dilatazione dell’informazione -, dall’altro hanno favorito un’ascesa verticale: il consolidamento di nicchie di appassionati che si identificano in un qualcosa, come la provenienza geografica. Un fenomeno che ha trovato un terreno fertile in quel forziere di storie e di tradizioni che si chiama Romagna.

I vari “Sei di [Rimini/Riccione/Santarcangelo/Viserba/ecc] se…” sono diventati il luogo della nostalgia. C’è un che di melodrammatico nel bianco e nero delle foto d’epoca del proprio “villaggio” accostate alla tecnologia della chat. O nei ragazzini in riva al mare nelle foto rosso sbiadite degli Anni 70 con i loro costumini, improponibili per i truzzarelli di oggi.

In zona, questi gruppi hanno avuto un tale successo che hanno già cominciato ad uscire dal virtuale per trasferirsi nell’offline. L’anno scorso quelli della “Rimini che non c’è più” (8.500 membri) hanno organizzato visite guidate nei luoghi più insoliti della città. Nei giorni scorsi è stata la volta dei membri di “Miramare da Amare “ (500 membri) che si sono dati appuntamento in spiaggia per formare la scritta umana del loro “paese”, mentre quelli di “Sei di Rimini se…” (8.200 membri) hanno sfilato in Piazza Cavour e faranno a breve una mega “sbaghinata” alla romagnola nella trattoria collinare di Squadrani. Della serie, le buone forchette non si smentiscono mai; siamo riminesi oltre lo squacquerone c’è (?) di più.

I mezzi di comunicazione si evolvono, ma la necessità di circostanziare le proprie radici, di strillare la propria identità, permane, soprattutto nei piccoli centri (“Sei di Bologna/Milano se…”, ad esempio, contano pochi iscritti in relazione alla popolazione: 1.100 e 5.500). Oggi più che mai, fra incertezze generalizzate e l’impersonalità del nostro tran-tran si sente bisogno di un appiglio: un ombelico del mondo dove trovare chi ci coccola e ci ricorda come si stava meglio quando si stava peggio. Pillole di svago che, a piccole dosi, fanno bene allo spirito. E i buon gustai della Romagna l’hanno capito bene.

gruppo facebook sei di rimini se

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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