Se la biblioteca ha più porte d’accesso di internet

Avete presente quando tornate da adulti in un posto che frequentavate da bambini e tutto vi pare ovattato come proveniente da un sogno e attillato come una vecchia calzamaglia da sci? Le pareti che si comprimono… il soffitto che vi piove addosso… l’odore capace di solleticare i ricordi più reconditi in un’amabile nostalgia?

Pochi giorni fa mi sono infilato nella Biblioteca dei ragazzi di Rimini al piano terra di Palazzo Gambalunga, dal cui primo piano trasuda il sapere di una delle biblioteche più antiche d’Italia. La prima volta che solcai il cortile secentesco dell’edificio fu per una “gita” di classe con la maestra di italiano che ci voleva così avvicinare al regno dei libri. Imparammo a consultare il voluminoso catalogo cartaceo fatto di cassettini farciti di cartelline, e compilammo ciascuno la propria “scheda del lettore”.

Oggi tutti quei metri cubi di carta di database sono stati sostituiti da due monitor sottili, ma quello che conta è che i protagonisti della scena rimangono i volumi da leggere. Lasciatemi affondare nel romanticismo più smielato, ma ci fu insegnato a guardare a quegli scaffali come a mille finestre che brillavano in fila; porte da cui assentarsi dalla realtà. Le epoche si susseguono, eppure non è ancora stato inventato uno strumento immaginativo più potente ed evocativo di quel grumo di pagine rilegate che chiamano “libro”.

Ricordo le elementari come gli anni del piacere per la lettura, del gustarsela; anni in cui il computer – e qua faccio l’uomo vissuto – era ancora relegato a pochi fortunati e a poche ore della settimana; dove internet doveva ancora essere massificato. L’ora di scuola in cui l’insegnante leggeva, calandosi in tutti i personaggi del libro scelto, con il fascino della sua voce calda, era l’ora più distensiva della settimana: come se per un momento il giardino di quella piccola scuola collinare di Covignano entrasse nella classe ed accarezzasse i nostri piedi di bambini. Ogni “puntata” finiva con l’attesa per quella successiva.

Mi è capitato di recente di intervistare diversi insegnanti e dirigenti scolastici della provincia di Rimini riguardo all’ipotetica rivoluzione didattica dei libri digitali e delle lavagne multimediali. Talvolta ho assistito ad un clamore che onestamente trovo eccessivo nei confronti di una strumentazione fin troppo sopravvalutata. Scuole che cadono a pezzi, ma che sgomitano per dotare ogni aula di aggeggi costosissimi (peraltro spesso inutilizzati). Intendiamoci, viva la tecnologia! Internet in classe è un vantaggio – permette di ampliare i contenuti della lezione in tempo reale -, ma pretendere che grazie ad esso si rivoluzioni il modo di fare scuola, mi sembra eccessivo.

A differenza del post sul Cocoricò, qua parrò eccezionalmente conservatore, però credo che la buona scuola la facciano soprattutto i buoni insegnanti. In tempi di spending review preferirei indirizzare a loro le poche risorse racimolate. Ora come ieri, viva gli insegnanti capaci di fare entrare i giardini in classe!

Lascia un commento

Mirco Paganelli

Giornalista freelance

No comments

Add yours