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Museo dei Bottoni Giorgio Gallavotti, ecco come passare un bel pomeriggio a Santarcangelo

A estate finita, abbandonate le spiagge della Riviera, il territorio romagnolo, l’entroterra in particolare non manca di opportunità di svago e di divertimento. Tra tutte segnaliamo un particolarissimo museo, che a Santarcangelo, mette in mostra migliaia di bottoni. Nel maggio 2008, infatti, viene inaugurato a Santarcangelo il Museo dei Bottoni Giorgio Gallavotti, un piccolo gioiello pieno di gioielli… La visita al museo dei bottoni si presta ad una pomeriggio da passare in città, tra un giro e l’altro nel caratteristico centro di Santarcangelo.

Ma entriamo nel magico mondo dei bottoni e guardiamo cosa ci riservano le teche di questo mondo da favola..

Nel regno dei bottoni. Alle pareti ne sono esposti, cuciti in armoniosi quadri, circa 8.500 esemplari.
In principio fu Giacomo, padre di Giorgio Gavallotti,  che nel 1929 aprì una merceria in paese. Da qui l’avvicinamento e l’amore per questo oggetto “d’arte”. La merceria Gavallotti rimase in vita sino al 2002 e in questi dieci anni la passione non è scemata, anzi…

Giorgio, negli anni ottanta, guardando le rimanenze di magazzino, cominciò a cucire i bottoni ad uno ad uno sui cartoni da camicia, mettendoli insieme armonicamente, seguendo anche un filo logico-storico. Molti quadri infatti riportano momenti particolari delle diverse epoche…una sorta di storia appesa al muro ed espressa dai bottoni, appunto.

Nel museo santarcangiolese,  ad esempio, si trova un bottone che reca in un lato la scritto USA, dal’altro CCCP. Simboleggia il periodo dell’inizio della distensione tra Stati Uniti e URSS. Un altro esemplare, azzurro, con tanto di lettere disegnate sopra, si ipotizza voglia simboleggiare il metodo di insegnamento di Maria Montessori”.
Alle pareti oltre ai bottoni sono incollati anche storici fogli di giornale che arricchiscono questa collezione.

Un po’ di storia!
Nella prima metà degli anni ottanta del novecento fino agli inizi degli anni novanta ci fu un vero e proprio boom: i bottoni raggiunsero una bellezza unica (l’acquisto di bottoni per un abito superava facilmente le centomilalire). Con la crisi economica (primi anni ’90) inizia anche il declino dei bottoni. Inoltre gli stilisti cambiarono la moda, escludendoli dagli abiti, visto che non si adattavano più ai nuovi modelli, spesso scollati, con spacchi e quindi privi di chiusure. E quando le chiusure c’erano si preferivano le cerniere lampo.

La moda ha remato contro. Ma quello che è andato perduto è tutto racchiuso qui in questo splendido museo, dove le voci della storia, quelle di epoche lontane e vicine si intrecciano in fili nella memoria, ricordando  a chi li guarda, momenti particolari come il matrimonio, la nascita dei figli, il primo giorno di scuola. Ogni bottone racconta qualcosa.
Grazie ad alcuni collezionisti di altre parti d’Italia il museo  ha arricchito la sua collezione con esemplari del ’700 e dell’800 ed ha contribuito a fondare nel 1995 il CIB (collezionisti Italiani di Bottoni).

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Angela De Rubeis

Giornalista, laureata in comunicazione e giornalismo. Si occupa di viaggi e culture altre, consigli più o meno utili e indicazioni "popolane". Redattrice per Info Alberghi srl.

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