Poggio Berni mulino Sapignoli

Il tour dei mulini ad acqua dell’entroterra romagnolo: nel riminese si conserva una tradizione di macina

La Romagna terra di mulini ad acqua? Di certo i mulini non sono la prima cosa che viene in mente quando si pensa alla Romagna – che invece evoca scene di divertimento, spiagge assolate e file di turisti in costume da bagno – ma non si può negare l’esistenza di una cospicua e storica presenza di questi magici manufatti nel caratteristico entroterra romagnolo.

E poi, non gusta mai, quel pizzico di mistero che avvolge – come la nebbia – queste zone si ripresenta anche attraverso la presenza dei mulini. Non dimentichiamo, infatti che, sul mulino si tramandano numerose leggende: che funzionasse di notte perché azionato dai folletti interessati a macinare per sé e per le fate. Un altro gioco dei folletti era insidiare le giovani donne non sposate che andavano al mulino.

Un po’ di storia
I mulini ad acqua hanno fatto per secoli la storia del riminese. I fiumi principali, il Marecchia e il Conca mostrano ancora oggi i resti della grande tradizione molitoria di questo lembo di Romagna. Se il Marecchia mostra le tracce più consistenti, anche nel Conca non mancano le  strutture, per la maggior parte ristrutturate e trasformate in abitazioni, immerse in un ambiente suggestivo con il loro carico di storia e memoria.

Nello specifico non si può negare che l’attività molitoria in Valconca e Valmarecchia ha rappresentato, per secoli, un segmento importante per l’economia di tutta la zona. La forza idraulica veniva utilizzata per numerose attività: per il funzionamento delle macine e la conseguente produzione di farine che servivano per l’alimentazione umana ed animale, ma anche per la spremitura delle olive.

Ma il mulino è anche e soprattutto il luogo in cui il mondo contadino incontrava quello artigianale. Un punto di contatto in cui la tecnologia dell’epoca riceveva le materie prime coltivate per trasformarle in beni economici e di sostentamento.

La struttura del mulino è rimasta inalterata per lungo tempo. L’acqua che colpiva la pala – che poteva essere disposta verticalmente od orizzontalmente – azionando la rotazione della stessa e, di conseguenza, della grande macina che sfarinava i cereali, proveniva da un gran numero di fosse, canali artificiali, costruiti paralleli al fiume proprio per attivare il mulino. Di questa grande tradizione oggi sono rimasti pochi esemplari lungo tutto il corso del fiume.

La vallata del Conca

fiume val marecchia

foce fiume conca
Il fiume Conca nasce a 1245 metri di quota dall’Eremo del monte Carpegna e attraversa antichi borghi e castelli per 47 chilometri prima di arrivare nella zona costiera pianeggiante ed entrare nell’Adriatico tra Cattolica e Misano.

Anche se percorre un tragitto piuttosto breve, il Conca diventa un fiume di portata interessante, tanto da richiedere la costruzione di ponti per l’attraversamento e dare vita ad una attività molitoria capace di far lavorare, nel periodo di massima espansione, fino a 66 mulini lungo tutto il suo corso.

Partendo dalla foce il primo che si incontra è il Mulino Calce, nel comune di Misano Adriatico, sulla riva sinistra del fiume, sito in un piccolo parco. Il mulino, costituito da un blocco a pianta rettangolare posto su due piani, ha cessato l’attività nel 1960, ed è diventata un’abitazione con ristorante.

Sull’altra sponda del fiume, nel comune di San Giovanni in Marignano, si trova il mulino Tomba d’Oradino. La struttura è sempre su due livelli ma è molto più grande e sorge di fronte all’antica villa da cui prende il nome.

Il territorio di Morciano e San Clemente è forse quello più ricco di strutture. Il mulino Leardini di sotto è stato completamente ristrutturato ed oggi è un’abitazione privata che ha perso gran parte della sua  tipologia edilizia. A differenza dei precedenti, il mulino Vigoli, nel territorio di San Clemente, sulla riva sinistra del fiume, è ancora in attività. Si trova a poca distanza dal letto del fiume, in una zona pianeggiante.

Il mulino Casarola, sempre a San Clemente è stato costruito nel 1726 e oggi è proprietà dei fratelli Binotti. Il complesso dell’edificio comprende mulino, segheria e abitazione.
Il mulino dei Malatesta e il mulino Rossi, il primo lungo la strada della Pedrosa in fondo alla costa di Paglialunga e il secondo in zona Santa Maria Maddalena, risalgono entrambi al periodo dei Malatesta.

Sempre a San Clemente si trovano il mulino Valle e il mulino Trado.

L’ultima struttura degna di nota è il mulino Ciotti, nel comune di Montefiore sulla riva destra del fiume. Si trova in una piccola valle lontana dai collegamenti principali.

Il Marecchia

fiume val marecchia
Un tempo, sul fiume più lungo della provincia lavoravano più di 150 mulini. La maggior parte era dedita a macinare il grano, il granoturco e altri tipi di cereali, e, dato che queste erano terre di briganti, alcuni mulini macinavano anche la polvere da sparo.

Tra le strutture più interessanti citiamo il Mulino Moroni di Poggio Berni con annesso museo. Questo è forse il più completo e apprezzato dei mulini a Poggio Berni, dotato di un impianto molitorio funzionante, ma in riposo.

Ha cessato l’attività nel 1955 circa. Il Comune di Poggio Berni ha collaborato al restauro dell’edificio, reso visitabile a gruppi turistici e scolaresche previo appuntamento con l’ufficio cultura.

Il museo propone un interessante approfondimento tramite pannelli e punti di informazione tecnica. Sono visitabili anche mulini, la liuteria, il ciclo del grano, l’antico fabbro ferraio, la tessitura e il memorabile abbigliamento popolare. L’antico edificio contiene inoltre una antica ruota posta sulla fossa detta Viserba.

Infine, segnaliamo il mulino Ronci di Ponte Messa, frazione di Pennabilli. Oltre all’ottimo stato di conservazione e alla bellezza del luogo, il mulino è famoso perché è tutt’ora in funzione per la produzione di farina.

Non rimane che salire in macchina o in bici e muoversi lungo le rive del fiume, pensando alla potenza e alla forza di quello che oggi sembra un rigagnolo d’acqua, capace di migliorare la vita di un’intera comunità di persone.

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Angela De Rubeis

Giornalista, laureata in comunicazione e giornalismo. Si occupa di viaggi e culture altre, consigli più o meno utili e indicazioni "popolane". Redattrice per Info Alberghi srl.

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