Da Rimini a Firenze in treno, attraverso l'Appennino 3

Da Rimini a Firenze in treno, attraverso l’Appennino

Viaggiare in treno ha in sé qualcosa di antico. Sarà che le ferrovie sono state il simbolo dell’industria ottocentesca, o sarà che in Italia, su certi treni, non sembra proprio di essere nel 2014, ma qui da noi i treni non vibrano di quell’appeal futuristico che hanno, ad esempio, in Giappone.

Ma per una volta facciamo di questo look un punto di forza e lasciamoci prendere dalle suggestioni di un viaggio diverso dal solito. Per andare a Firenze da Rimini basterebbe prendere l’autostrada e fare due ore di macchina, oppure un treno veloce, da Bologna, che in meno di un’ora svalica l’Appenino e ci fa scendere a Santa Maria Novella.

Eppure, più di 150 anni fa, il sogno di una linea ferroviaria che unisse le due coste, quella Adriatica e quella Tirrenica, passava proprio sui binari. Partiva da Ravenna, andava a Faenza, saliva sino a Marradi e poi scendeva a Borgo San Lorenzo, nel Mugello e Firenze, e infine Livorno.

 

Cosa ne è stato di quel sogno fortemente voluto dal Granduca di Toscana Leopoldo II? Beh, in parte è stato realizzato. La linea faentina unisce ancora Ravenna e Firenze. Si può partire da Rimini per un viaggio di tre ore e mezzo che attraversa una fetta di Italia, su un trenino diesel a due vagoni, e per una manciata di euro. Un viaggio che vale la pena fare, anche se non si hanno appuntamenti a Firenze (e poi voglio dire: Firenze! non ci si nega mai un viaggio a Firenze!).

Sant'Apollinare nuovo, in Ravenna

Sant’Apollinare nuovo, in Ravenna

Il primo tratto è pianura. Una vasta distesa di pianura. Da Rimini si sale tutta la costa fino a Ravenna. Il paesaggio è da prima una lunga serie di alberghi e spiagge con la linea del mare sull’orizzonte, poi muta, d’improvviso, all’altezza di Cesenatico. Verdi pinete riempiono il finestrino e la vista da ogni lato, e i binari attraversano una miriade di canali e canaletti.

Arrivati a Classe, a una fermata da Ravenna, con un po’ di attenzione si può rubare uno scorcio del bellissimo campanile cilindrico di Sant’Apollinare.

Dalla città bizantina si riparte per l’entroterra, ancora tanta pianura, silenziosa, tagliata da coltivazioni e casolari, sino a giungere a Faenza.

 

Qui, comincia il viaggio vero e proprio. Il tratto centrale, da Faenza sino a Borgo San Lorenzo, è sicuramente quello più ricco di suggestioni e fascino. Il valico dell’Appennino tosco emiliano è ancora ad oggi una grande opera di ingegneria.

Riconciliandoci con la retorica dell’epoca, da qui il paesaggio diventa romantico. Gli antichi boschi di castagno, le gole e le ripide pareti dell’Appennino attraversate dal treno nelle profonde gallerie e su ponti sospesi in zone impervie e disabitate sono di una bellezza mozzafiato.

 

Torniamo per un attimo a Faenza, il punto di partenza, la città della ceramica. Storia della città e della ceramica corrono di pari passo, almeno dall’inizio dello scorso millennio, tanto che il toponimo della città definisce la ceramica in inglese (faience) e in francese (faiance).

Brisighella, via coperta

Brisighella, via coperta

Si abbandona la città seguendo il corso del fiume Lamone. I primi colli, dolci, coltivati a vite e carichi di ulivi, segnano la fine della pianura padana. Brisighella è sicuramente il borgo più bello di tutto il tragitto. Il centro storico è ricco di testimonianze storiche e architettoniche, come la via coperta che si snoda all’interno dei palazzi e le tre torri che svettano su altrettanti poggi.

Pochi chilometri dopo il treno passa accanto alla pieve del Tho, senza fermarsi. La chiesetta romanica dell’VIII, IX secolo, secondo le leggende risale all’imperatrice Galla Placidia che la fece erigere su un preesistente tempio di Giove Ammone. Bella, austera, silenziosa, il luogo emana una sacralità potente.

 

Le stazioni si susseguono più rade, mentre il paesaggio diventa più aspro e impervio. La strada sale, verso il passo della Colla (913 metri), mentre la ferrovia rimane più in basso, e le montagne diventano padrone del paesaggio. Si alternano gallerie e ponti, e spesso si esce da un tunnel solo per alcuni secondi, giusto il tempo di intravedere una gola, o una parete ripida ricoperta di alberi, per poi subito ripiombare nel buio di un’altra galleria.

Tra le tante piccole stazioncine che si inanellano lungo il percorso, la più interessante è quella del borgo di Marradi, per i più, famoso per i marroni e i castagneti che circondano l’abitato, ma anche per il poeta folle Dino Campana, che con i suoi Canti Orfici ha scritto una pagina fondamentale della poesia italiana.

Duomo di Firenze e campanile di Giotto

Duomo di Firenze e campanile di Giotto

Dopo il passo comincia la discesa, molto più veloce. Tornano paesi e case, prima incastrati tra gli anfratti dei monti, poi, quando la vallata si apre, adagiati sul piano. Siamo a Borgo San Lorenzo, centro importante del Mugello, e porta di accesso a Firenze, alla quale si arriva dopo un’altra mezzora abbondante di tragitto.

Un viaggio affascinante, romantico, che si snoda nel passato e nel presente, dalle torri malatestiane di Rimini, a quelle bizantine di Ravenna, passando per quelle medievali di Brisighella per giungere a quelle giottesche e poi rinascimentali di Firenze. Un pezzo di storia dietro casa, da fare e preferire, quando si può, alle nuove vie, tracciate per essere immediate, e trasformare il viaggio non più in un’esperienza, ma in un lasso di tempo da far passare il più velocemente possibile.

 

 

(la foto di apertura è per gentile concessione di APT Borgo San Lorenzo, le altre di Stefano Rossini)

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Stefano Rossini

Giornalista freelance, si occupa di viaggi, itinerari, cultura (senza dimenticare l'aspetto enogastronomico), sociale e nuove tecnologie. Collabora con riviste italiane e internazionali, guide viaggi e portali web.

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