Rimini e l’Isola delle Rose, il sogno di un’utopia galleggiante

L'isola delle rose

Sembra proprio una storia da romanzo quella dell’Isola delle Rose. La piattaforma costruita a ridosso degli anni ’70 al largo delle coste di Rimini con l’intento di essere dichiarata zona franca dalle leggi della Repubblica italiana, collocata in acque internazionali. Una storia tanto “romanzesca” che Walter Veltroni ci ha scritto un libro L’isola e le rose, liberamente ispirato alla vicenda dell’ingegner Giorgio Rosa, bolognese e di vedute innovative, se non rivoluzionarie.
Ma ripercorriamo un attimo la storia di questa utopia galleggiante…

Quale motivazione fece realmente “sbocciare” l’Isola delle Rose, la micronazione nata nelle acque di Rimini, forse rimarrà un affascinante mistero. Si tratta comunque di una delle storie più bizzarre che la Riviera (e l’Italia intera) ha vissuto, tornata d’attualità esattamente a quarant’anni dalla sua forzata scomparsa.

Il sogno dello “stato che fece tremare l’Italia” si era tuffato in acqua il 1° maggio 1968, data in cui l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa (oggi ottantaquatrenne) aveva proclamato l’indipendenza dell’Isola delle Rose, nazione di 400 metri galleggianti su una piattaforma di acciaio (estendibile in orizzontale e in altezza, previsti cinque piani, il secondo era in costruzione), da lui stesso progettata e fatta costruire (per circa 100 milioni) al largo di Rimini nord, a 6 miglia dalla costa e in acque internazionali, confine successivamente spostato a 12 miglia per evitare altre anomale “fioriture”.

Lo stato-palafitta diventa immediatamente un caso nazionale e internazionale, suscitando da una parte grandi timori, dall’altra speranze e sogni. Quel tratto di mare Adriatico si trasforma in un’attrazione turistica: ogni mattina turisti in barca (i caratteristici cutter a vela) fanno il giro della piattaforma, e acquistano i francobolli emessi dal nuovo stato. Giornali e televisioni di mezzo mondo spediscono in riviera troupe e giornalisti per indagare sulla strana creatura. Le ipotesi si accavallano: per qualcuno dietro al bizzarro progetto dell’ing. Rosa c’è l’ombra di una potenza straniera (siamo in piena Guerra Fredda), per altri si tratta del tentativo di un magnate delle comunicazioni di avviare una tv pirata in faccia alla Rai (è il periodo delle radio libere). I due enormi ripetitori piazzati dall’ente di viale Mazzini di fronte all’Isola, a Torre Pedrera, starebbero a testimoniarlo (uno svetta ancora). Politici e autorità sono spaventati dalla presenza di un nuovo soggetto internazionale a poche miglia dalle coste italiane, la cui vicenda viene trattata in maniera differente rispetto a quanto accade negli stessi anni nel freddo Mare del Nord, al largo dell’Inghilterra, nel Principato di Sealand, ancora oggi esistente. Nel BelPaese si agita lo spettro della creazione di un casinò, con gioco d’azzardo ed entreneuses, che rischiano di far crollare la moralità già intaccata dalle turbolenze del Sessantotto.

Mentre l’Ambasciata Americana a Parigi scrive al nuovo stato per chiedere francobolli, le forze militari italiane (a 55 giorni dalla proclamazione d’indipendenza) proclamano l’embargo e occupano la piattaforma, insieme al “suddito” Pietro Bernardini, allora barista sulla piattaforma, oggi gestore di uno stabililimento balneare proprio nel tratto di spiaggia di fronte al quale sorgeva la palafitta. Ogni tentativo del creatore di salvare l’Isola e il suo sogno si rivelano vani. Arrivano gli uomini della Marina Militare che piazzano le cariche: nel febbraio 1969, le Rose appassiscono in mare.

A quarant’anni dalla distruzione, l’Isola delle Rose continua a stimolare la fantasia. Un museo di Vancouver, in Canada, nel 2008, ne ha celebrato il mito con un’installazione, mettendola in parallelo con l’isola di Utopia di Tommaso Moro. I francobolli emessi durante l’estate 1968 da L’Insulo de la rozoj (il nome originale in lingua esperanto) fanno la fortuna degli appassionati filatelici. E gli architetti – lo scrivono a chiare lettere sui forum in internet – sono concordi: Dubai non ha inventato nulla, l’isola d’acciaio quarant’anni fa era già fiorita nell’Adriatico.

 

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Angela De Rubeis

Giornalista, laureata in comunicazione e giornalismo. Si occupa di viaggi e culture altre, consigli più o meno utili e indicazioni "popolane". Redattrice per Info Alberghi srl.

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