marco missiroli autore

Libri in prigione: comincia oggi la settimana della Letteratura in carcere

Sessanta autori, sessanta carceri italiani. Un momento importante, unico per parlare di temi intrecciati tra loro: la letteratura, il romanzo, la scrittura in rapporto anche con la libertà e il crimine. E’ questo il senso dell’iniziativa: “La letteratura entra in carcere” che propone 60 incontri in altrettanti carceri del paese per stimolare il dibattito, l’incontro e soprattutto per invitare alla lettura e alla scrittura come mezzo di espressione e conoscenza di sé.

L’iniziativa è stata promossa dal ministro della Giustizia Andrea Orlando per dare visibilità e concretezza al rapporto tra carcere e cultura, perché nella costituzione e nelle intenzioni del legislatore il carcere non è solo punizione, ma anche riabilitazione, e la lettura è un momento fondamentale di questo percorso.

“In carcere – spiega una nota del ministero della Giustizia – scrivere e leggere sono una necessità pratica, perché molto di quello che nella società esterna passa attraverso la comunicazione orale, dentro è affidato a quella scritta: dalle domande per incontrare gli operatori, all’acquisto di prodotti del sopravitto, alle comunicazioni con parenti e amici. Ma in carcere è diffusissima anche una scrittura non di necessità, una produzione spontanea e sorprendente di narrativa, di poesie, di riflessioni, di scrittura autobiografica e testi di vario genere. Scrivere nasce dal bisogno di comunicare, di ascoltare la propria voce e di affidare alla parola scritta il racconto di sé, delle proprie emozioni, del dolore, della speranza o della disperazione”.

Sessanta carceri sparsi nel paese, tra i quali, però non è presente Rimini, che però, da alcuni mesi ha organizzato una “personale” iniziativa che porta gli scrittori locali a confronto con i detenuti. A dare il via a questi incontri è stato lo sportello del Carcere della Caritas e la redazione di Liberi Dentro, giornale scritto e realizzato dai detenuti e pubblicato anche a puntate sul sito di RiminiSocial.

Tra gli autori riminesi e romagnoli entrati ai Casetti, Barbara Magalotti e Marco Missiroli, classe 1981, riminese, che ha partecipato per offrire ai detenuti uno spazio di riflessione e un’occasione di confronto positivo con la realtà che li circonda.

“È stato molto interessante il contatto con i detenuti – racconta Marco – perché sono persone autentiche e se davanti a loro tu non sei autentico, loro non ti ascoltano, non ti seguono. Alcuni di loro addirittura avevano letto il mio libro, altri mi hanno detto in faccia che non ci avevano capito niente. Hanno una soglia di attenzione molto bassa perché molto spesso vanno a questi incontri per passare il tempo e bisogna trovare il modo di agganciarli, di attirare il loro interesse attraverso dei film o uno stile comunicativo accattivante o attraverso se stessi, che è quello che ho fatto a Rimini”.

Quale pensi possa essere il ruolo della scrittura in carcere?

Più che di scrittura parlerei di narrazione, delle storie di vita. Quando ho accettato di partecipare a questo incontro, non pensavo certamente di fargli un corso di scrittura, a loro non interessa. A loro interessa come mai la vita può diventare una storia da raccontare e queste persone di storie ne hanno tante. Abbiamo parlato di quello che è la resilienza (in psicologia è la capacità di far fronte agli eventi traumatici e riorganizzare positivamente la propria vita davanti alle difficoltà) abbiamo discusso della possibilità di riscatto in letteratura e nei libri che hanno letto, abbiamo parlato addirittura di donne e di storie d’amore. È stato un incontro davvero molto profondo, mi hanno subissato di domande su come si diventa scrittori e su come questo può darti la possibilità di riscatto. Mi hanno chiesto come ci si può tirar fuori da quella che è la palude nella quale ci si può trovare.

Avete parlato di qualche libro in particolare?

Sì, tra gli altri di uno dei miei preferiti: Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati: la fortezza presente nel romanzo è come una prigione per il protagonista.

E invece qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Ci vuole a volte incoscienza, un po’ di azzardo e molta volontà nello scrivere storie. Io scrivo una pagina tutti i giorni, tutte le mattine, anche se non ne ho voglia o mi fa schifo. Hanno visto che dietro la patina del mestiere di scrittore c’è la vita vera.

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Stefano Rossini

Giornalista freelance, si occupa di viaggi, itinerari, cultura (senza dimenticare l'aspetto enogastronomico), sociale e nuove tecnologie. Collabora con riviste italiane e internazionali, guide viaggi e portali web.

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