Ci vuole più Europa

Troppo facile dire “Tutta colpa dell’Europa”!

 

Non serve andare molto lontano per capire quanto ci sia bisogno di sempre più Europa e soprattutto di un’Europa sempre più unita. Alla vigilia delle elezioni per il Parlamento europeo (25 maggio) il continente è solcato da frange populiste-aniti-europeiste che vedono nella disunione e nel ritorno agli stati nazionali la panacea di tutti i mali. Come se la crisi economica fosse colpa dell’Europa; come se l’Europa fosse una sovrastruttura astratta capace solo di far piovere punti di spread.

La verità è che è molto (molto!) più facile scaricare le colpe dei propri limiti sugli altri. In un paese dal torpore lungo qualche decade (in cui non si è mai progettato pensando alle prossime generazioni ma solo alle prossime elezioni) è chiaro che il risultato sarebbe stato uno sfaldamento al primo giro di boa del ciclo economico; e così è stato. Solo che, invece di fare autocritica, c’è chi pensa a criticare chi non ha diritto di replica, come l’Europa, appunto.

Non serve andare lontano, dicevo, per comprendere perché al cittadino qualunque serve un’Europa unita e forte, un unico spazio transnazionale in cui muoversi, in grado di competere con le altre potenze economiche. Basta guardare il numero crescente di riminesi che si rivolgono a progetti/bandi europei per studiare e lavorare nei paesi comunitari. Lo sportello Eures – Rimini per chi cerca lavoro fuori “casa” è letteralmente esploso negli ultimi due anni (150 persone al mese pronte a partire, molte dei quali non sono alla prima esperienza). Aumenti registrati anche al Punto Europa del Comune di Rimini. Nella vicina Pesaro lo sportello dell’Erasmus per imprenditori ha registrato la terza performance europea in termini di scambi. La Provincia di Rimini prosegue invece l’annuale erogazione di 10 borse per il progetto Leonardo di tirocini europei.

Non solo cervelli in fuga e non solo giovani disperati senza lavoro; gli operatori locali confermano che i partenti sentono sempre di più l’esigenza di un curriculum internazionale, il consolidamento di una seconda (anche terza) lingua e il bisogno di un punto di vista diverso sul lavoro e sulla vita. L’Europa ha affinato di anno in anno gli strumenti per rendere sempre più ricca la mobilità. Gli stessi studenti Erasmus del polo universitario di Rimini crescono ad ogni semestre. Tutti finanziati da quella stessa entità astratta, malefica e aliena che si chiama Europa.

Nell’incitare a distruggere, piuttosto che a perfezionare qualcosa di perfettibile, si commette a mio avviso un errore storico: ci si dimentica quanto l’Unione europea sia servita a garantire il più lungo periodo di pace per il Vecchio continente. Certo non è facile spiegarlo ad un paese in cui c’è chi invoca referendum per tornare ai confini pre-Unità-d’Italia. Dopotutto la storia è più facile ignorarla che studiarla.

Concludendo, ricordo che è servito un conflitto mondiale per sentire l’esigenza di un’Europa unita. Per cui il minimo che possiamo fare il 25 maggio è andare a votare.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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