gallipoli party spiaggia

Ma vanno tutti in Puglia?

Gargano chiama Romagna. Gargano chiama Romagna. È dallo sperone dello stivale che vi scrivo dopo esservi giunto dal Salento, che per chi non lo sapesse è la fetta del tacco da Brindisi in giù… e guai chiamare un salentino: pugliese, si rischiano sassate di caciocavallo. Quest’anno chi voleva fare l’alternativo fra i romagnoli (e non solo) doveva rimanere a casa invece di andare in vacanza in Puglia. A quanto pare hanno preso tutti l’A14 direzione Bari.

Basta scrollare una qualsiasi homepage di Facebook per vedere amici e colleghi ridenti e abbronzati spiaggiati a Punta Prosciutto, sopra Porto Cesareo, o a bere cocktail nei bar in spiaggia di Punta della Suina, a Gallipoli (a quanto pare il maiale in Puglia è sacro quanto la vacca in India). Non ho potuto fare a meno di piegarmi a questa moda, prendere un Rayanair Brindisi – Bologna al costo di due ombrelloni, e tuffarmi nella patria dei taralli.

C’è da domandarsi, perché tutto questo successo improvviso della Puglia come meta estiva per i compatrioti dell’Adriatico settentrionale? La regione si sta trasformando sempre di più in una Riviera Romagnola 2.0, anche se di innovativo ancora ha ben poco. Il punto di forza rimane la natura.

La Puglia è bella, c’è poco da fare. Un interminabile molo di uliveti che si tuffa nelle acque calde dello Jonio e dell’Adriatico meridionale, le cui coste frastagliate e mutevoli danno vita a cale, calette e baie lambite da acqua color lapislazzuli. La macchia mediterranea, coi suoi caldi verdi, dal pino marittimo al rosmarino, incoronano falesie di carta pesta color pietra leccese. Puglia-Riviera Romagnola 1-0.

Per sopperire alla monotonia naturalistica, Rimini e dintorni hanno però saputo rispondere coi contro-cojones, infrastrutturando il tutto come se non ci fosse un domani. E la storia ha ripagato con decadi di benessere, grazie ad un esercito di 2 mila-e-più alberghi. Eventi e poli attrattivi per destagionalizzare, parchi tematici per intrattenere, mezzi pubblici nonostante tutto capillari, una buona cucina per “comprarsi” generazioni di clienti divenuti “gli affezionati”.

Al confronto, la Puglia pecca di spirito di imprenditorialità.

Le baie del Salento fanno boomBasta guardare alle ordinanze comunali di Gallipoli (la Rimini del sud) che hanno costretto le discoteche a spegnere la musica alla 4 di notte – seppur sperdute nei boschi – e limitare le serate di alcune di queste per un totale di 8 aperture estive. E alla fine, quegli stessi contadini che hanno saputo preservare a suon di zappa l’originalità di una terra incontaminata dall’intervento umano, hanno finito per tirarsela sui piedi. Così non si fa.

Ad Otranto, Lecce, Gallipoli fino alla più piccola (e preziosa) Porto Cesareo, però, c’è una vitalità e un popolamento di turisti che ricordano le varie Rimini, Riccione, Cattolica, Milano Marittima degli anni d’oro. A mezzanotte è ancora difficile trovare posto nei ristoranti in giorni feriali. Le strade “vomitano” persone. I bazar di bancarelle rimangono aperti fino a tarda notte. Sul lungomare di Gallipoli, un’interminabile fila di chioschetti culinari accontenta per tutta la notte la “fame chimica” dei giovani che escono dalle discoteche…

Cosa può imparare la Romagna? Che adagiarsi sui fasti del passato non serve a nulla. Che bisogna sapersi aggiornare perché le altre mete non se ne stanno con le mani in mani. Che la formula “pensione completa più ombrellone” non basta più. Da dove partire in concreto? Un esempio: Rimini dovrebbe riqualificare i viali delle Regine sul mare con vetrine di qualità ed una passeggiata più confortevole, con maggiore spazio per il pedone, come avviene nei centri pugliesi. Partire dalla persona e porla al centro paga sempre.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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