ponte di tiberio dall'alto

Ponte di Tiberio pedonale. L’accendiamo?

Datemi una causa sulla riduzione del traffico in un centro storico a favore del pedone e mi troverete sempre d’accordo. Eppure sulla pedonalizzazione dello storico Ponte di Tiberio di Rimini confesso di avere alcune perplessità. Che troppo smog mi abbia dato alla testa?

La prima pietra fu posata nel 14 d.C. e, dopo 2.000 anni di onorato servizio, il Comune ha pensato che fosse ora di mandarlo in pensione. Evidentemente la Legge Fornero per i ponti è in vigore sin dai tempi dell’incendio di Roma.

La vicenda vede due posizioni all’opposto. Da un lato c’è l’atavico impulso conservazionista ad infilare ogni sasso antico sotto una campana di vetro, cingerlo con giardini, piazze, panchine e gelaterie per isolarlo dal tran tran metropolitano ed ammirarlo nell’inferta stasi. Dall’altro lato abbiamo un’infrastruttura strategica, centralissima, e in ottime condizioni a confronto del più recente ponte di via Coletti, in fase di restyling dopo lo sbriciolamento.

Dunque, è giusto congedare opere che, seppur datate, giocano un ruolo consolidatosi nei millenni e chiave per la città? L’intorno urbano del Ponte si è sviluppato in modo tale che fosse d’obbligo passare per esso; togliendo quel tassello si rischia un cortocircuito, a partire da Borgo San Giuliano, sulla sponda nord: la sua spina centrale, via Tiberio, diverrebbe un vicolo cieco e non più celebre strada commerciale di passaggio, decretando la morte delle sue storiche attività, ristoranti in primis.

Le alternative al Ponte venute fuori in questi anni fanno accapponare la pelle. Il Piano strategico ha persino avuto il coraggio di proporre ponti alternativi che solchino il Parco XXV Aprile. Ve lo immaginate Hyde Park puntellato di piloni in calcestruzzo? Per altro, quanto è contraddittorio fare i romantici/ambientalisti col Ponte e poi inondare di cemento un parco?! Per fortuna qualcuno ha preso una botta in testa e l’ipotesi è stata accantonata; ma il solo fatto che ci abbiano pensato mi fa temere per il peggio.

In un mondo ideale non ci si porrebbe il problema di pedonalizzare: la popolazione avrebbe fatto un tale scatto culturale da non aver più bisogno dell’auto in centro grazie ad un’offerta capillare di piste ciclabili e mezzi di trasporto pubblico. Ma mentre mando dall’analista la mia Alice-nel-paese-delle-meraviglie, mi domando anche: pedonalizzare il ponte per andare da dove a dove? Sbarcati sulla sponda riminese, i pedoni si troverebbero la Circonvallazione Occidentale e il tratto di Corso d’Augusto in mano alle auto. Non ha più senso riqualificare prima le passeggiate circostanti, come il segmento Piazza Cavour/Borgo San Giuliano, con un progetto più ampio?

In conclusione, dico no al colesterolo e sì alla pedonalizzazione, ma se c’è un progetto solido alle spalle: una nuova idea di città che pensi al pedone e al ciclista anche una volta sbarcati dal ponte; che potenzi i mezzi pubblici; che si interessi del commercio di un quartiere chiave come San Giuliano; che offra un’alternativa viabilistica che non “bruci” territorio.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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