Salvataggio in mare a Rimini

“Issare la bandiera rossa. Ripeto…”

Che poi basterebbe non fare il bagno dopo essersi mangiati la parmigiana sotto l’ombrellone o il fritto di pesce al bar in spiaggia. Oppure evitare di fare i Michael Phelps in acqua o gli Usain Bolt lungo la battigia se si ha visto troppe primavere. Il Report 2013 dei Marinai di salvataggio di Rimini parla di 230 persone tratte in salvo dalle spire dell’Adriatico. In 8, invece, ci hanno rimesso le penne. O le pinne. Troppi, troppi!

La causa principale delle emergenze? Oltre a qualche attrezzo mancante (moto d’acqua e defibrillatore), è un problema essenzialmente di buon senso; che tra l’altro costa infinitamente meno di qualunque jet d’acqua o fischietto supersonico. Avendo passato 3 mesi di ogni anno della mia esistenza in riva al mare – 6 anni e mezzo di fila in spiaggia… povero me – direi che ne ho viste di cotte, di crude e di… marinate.

C’è la signora di 80 anni alla quale non puoi dire nulla: lei ogni giorno vuole farsi la sua nuotata in solitaria dalla riva alla boa bianca (500 metri andare, 500 metri tornare!). “Ma signora mia, non può fare gli stessi metri nuotando parallela alla costa?”. “No, no e no! Io devo toccare la boa e tornare indietro”. Almeno avvisasse il bagnino prima della sua personale olimpiade! Un’altra volta assistetti alla puntura di pesce ragno a un tunisino, o meglio, sentii il suo urlo squarciare il cielo come se l’avessero scuoiato vivo. Per chi non lo sapesse, il settimo giorno Dio non riposò, ma vide che aveva fatto troppe cose buone e per questo inventò il pesce ragno, un essere malefico, minuscolo, di color sabbia, che si mimetizza con il fondale. Se lo si pesta muore e, come lascito, il suo pungiglione scarica nel ditone una simpatica dose di veleno potentissimo. (Nota bene: diffidare dai rimedi caserecci come l’urina. Del tutto inutile! Acqua di mare per lavare e acqua calda per alleviare).

Poi ci sono i marmocchi che scappano in acqua senza dire niente ai genitori. Un gesto che durante l’infanzia mi sarebbe costata la sedia elettrica da parte di mia madre. Sono 50 i bambini salvati l’anno scorso. Domanda: quei chip con gps che secondo quel parlamentare cinquestelle iniettano sottopelle in America non potremmo adoperarli per i teppistelli di spiaggia. O per lo meno dei braccialetti da carcerati, così mandiamo in pensione una volta per tutte la Publiphono che da qualche anno fa annunciare le scomparse ad un’ucraina impacciata.

Io sono un esempio di quanto il terrorismo psicologico degli adulti funzioni a salvarti la vita, a partire dalle macabre profezie di mia nonna: “A Ferragosto Maria un bambino in acqua si porta via”, o qualcosa del genere. Un detto tutto riminese che le ripeteva sempre la mia bisnonna. A quanto pare è almeno un secolo che qua in riviera facciamo cacare sotto i bambini per non farli entrare in acqua.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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