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Elogio della neve

Il bipolarismo in Italia funziona solo con la neve. C’è chi la odia e chi la ama. Chi ha l’ansia delle catene alle ruote e chi prepara il bob al primo fiocco. Chi pensa oh mioddio cosa metto ai piedi? e chi esulta evvai domani niente scuola. Tempo fa lessi qualcosa sull’assonanza tra le due parole inglesi snow e slow (che nel 2014 mi rifiuto di tradurre) come se il cadere della neve portasse ad un rallentamento della realtà, una moviola della vita urbana. Pratiche umane in sospensione. La neve è quell’evento atmosferico, cinetico che tutto avvolge e sconvolge, in silenzio e senza fretta, capace di rimodellare orizzonti e insegnare ad essere meticolosi e inarrestabili.

La neve non mente. Cattura tracce umane per rivelare qualcosa in più di noi. Come? Ricordo una lezione di “Composizione architettonica” all’università dove il professore mostrò alla classe la foto di uno spazio aperto, senza neve, con percorsi pedonali individuati da una precisa pavimentazione volta a indirizzare i flussi di persone. Nella silde successiva lo stesso spazio era ricoperto di neve: “binari” di pedate ne solcavano il candore disegnando percorsi totalmente diversi da quelli qualche centimetro più sotto. Traiettorie dirette e spontanee; la neve ha consentito una sorta di autogestione del pedone.

Il manto bianco è un foglio di carta sul mondo pronto ad essere pasticciato, pronto a rivelare ciò che non pensavamo o che non avevamo il coraggio di mostrare. La neve è anarchia, è tornare bambini, dimenticarsi per un attimo le sovrastrutture in cui siamo incastrati. La neve è un regalo: ci ricorda quanto sia importante lo svago.

Le immagini di Rimini imbiancata, poi, sono meravigliose. (Sì, li sento già i vostri insulti, automobilisti: “Me li porti tu i bambini a scuola? Vieni tu a spalarmi il viale?”). Sarà il retrogusto felliniano, il nevone di Amarcord, il contrasto tra la spiaggia sinonimo di ardore e la distesa di ghiaccio lambita da un mare che siamo abituati a vedere puntellato di pedalò, ora trasformato in affilate piramidi grigie in combattimento…

Non capisco, invece, il parlare di emergenza-neve (in Italia in generale). È inverno; non ci chiamiamo Repubblica Dominicana; qua nevica ogni anno; ergo, che novità! Come mi ha spiegato un amico appassionato di meteorologia, la neve di Rimini di settimana scorsa è sopraggiunta per la discesa di un nucleo di aria artico-marittima che ha innescato un minimo di pressione sul centro Italia, cui si sono aggiunte la bora e abbondanti precipitazioni. Il tutto capace di far espandere l’aria fredda verso il basso. Così è discesa quella che gli esperti chiamano la “dama bianca”. Anche il meteo, vedete, può essere poesia.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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