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Cocoricò. Il sottile confine tra arte e porno

 

Non c’è voluto molto alla discoteca Cocoricò di Riccione per finire in prima pagina. Sono bastate alcune statue di nudi, ferme e immobili, poste le une di fronte alle altre con la gente che vi passava in mezzo. Cosa avevano di così irrituale queste sculture per essere rimosse dai Carabinieri? La sfortuna di non essere state plasmate da Michelangelo, bensì da madre natura; non il freddo marmo a definirne le fattezze, ma un’agghiacciante e così temibilmente naturale pelle umana. Apriti cielo. “I minori! I minori! Qualcuno salvi i minori!”.

La compagnia teatrale Fanny&Alexander ha replicato nel locale rivierasco la stessa performance di body artdi Marina Abramovic del ’77. Una citazione, dicono loro. Un plagio, dico io, dato che non c’è stata alcuna variante oltre al contesto. L’esperimento originale aveva come protagonisti non i corpi nudi, ma le reazione dei visitatori – i benpensanti post ’68 – che vi passavano in mezzo. All’opposto in discoteca i nudi sono diventati una trovata da ostentare per far scattare qualche foto con il tag del locale; il valore culturale dell’opera è stato snaturato a fronte di una strategia commerciale.

La performance del Cocoricò non era da mettere in scena. Non per una questione di pudore, bensì per rispetto nei confronti dell’arte contemporanea. Ogni opera è legata al tempo e al luogo in cui si colloca. Quelle dell’Abramovic sono riflessioni irripetibili di un preciso momento storico, frutto di una precisa idea di società. Badate bene, sarebbe bello portare l’arte in discoteca (!), ma non traslando un’opera vecchia di 40 anni col solo scopo di far parlare di sé. Ci vuole qualcosa di concepito ad hoc, nudo o vestito, che stimoli riflessioni e susciti interrogativi senza dare risposte. Questa è arte!

Entrando, invece, nel merito della denuncia per atti osceni in luogo pubblico, mi domando come si faccia a stabilire (in maniera oggettiva) quale sia il livello oltre il quale il pudore (che è una variabile soggettiva) venga offeso in un’epoca in cui nudità e pornografia sono accessibili a qualsiasi ora per tutti. Ad ogni modo sarebbe stato sufficiente posizionare le “statue” in un’area ad accesso limitato ai minori come avviene nelle sezioni erotiche di tutti i musei.

Postilla. Sono convinto che in un paese con un alto livello di istruzione (dunque non l’Italia, a dire dell’Ocse) con famiglie e scuole non refrattarie a parlare di sessualità, ci si scandalizzerebbe molto meno per un nudo in discoteca. Chi dispone dei migliori strumenti educativi è pronto ad affrontare gli scenari più impensati senza lasciarsi spiazzare.

Sul clamore e sull’indignazione-a-comando di questi giorni non so che dire, a parte che proibizionismo e censura hanno sempre fatto peggio. Se bastasse davvero un fatto simile per riempire i giornali e farci dimenticare per un attimo i nostri problemi quotidiani, forse dovremmo iniziare tutti ad andare in giro nudi.

 

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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