Monumenti imbrattati Rimini

Amor vincit omnia… ma non a casa tua!

Una mia ex prof ricordava spesso che sua nonna le diceva: “La madre degli stupidi è sempre incinta”. A quanto pare già da diverse generazioni si sa che il mondo è pieno di babbei. Ci si può arrovellare notte e giorno su cosa possa indurre una persona, probabilmente giovane, ad imbrattare monumenti di inestimabile valore come è successo nei giorni scorsi nel centro storico di Rimini. Contesto sociale, amicizie sbagliate, problemi familiari, ormoni adolescenziali, la scuola che manca, eccetera. O forse si potrebbe avere il coraggio, per una volta, di definire costoro per quello che sono: parassiti sociali. La vernice non l’ha messa loro in mano né il contesto, né la famiglia, né la scuola, ma solo la segatura della loro testa.

C’è qualcosa di paradossale, poi, nelle parole scelte per macchiare il Tempio Malatestiano, la Biblioteca Gambalunga, Piazza Cavour, Piazza Tre martiri e l’altra decina di siti storici riminesi: “Amor vincit omnia”, passo tratto dalle Bucoliche di Virgilio. (C’è quasi da congratularsi con costoro per essere giunti almeno alla quarta liceo). È alquanto sinistra la modalità scelta per far sapere al mondo di aver raggiunto la consapevolezza che l’amore vince su tutto. Un po’ come se dicessi ad un amico “ti voglio bene” mentre gli sfondo un ginocchio con il cric.

Fra gli altri, sono stati imbrattati il Duomo – quel gioiello malatestiano insuperabile, capostipite del Rinascimento italiano – e il secentesco Tempietto antoniano già vessante in pessime condizioni di conservazione. Può risultare difficile comprendere la disaffezione di certuni verso il patrimonio di tutti, fatto sta che svuotare bombolette spry sulla pietra disegnata da Leon Battista Alberti nel ‘400 è un reato punibile penalmente con la reclusione. Molto spesso però, sarà perché scusati dall’assunzione di alcol, di droghe, o solo perché “so’ ragazzi”, questi vandali se la cavano con qualche giorno di servizio sociale e una multa pagata dai genitori. Non basta! Trovo pericoloso il loro senso di onnipotenza e di strafottenza, frutto della stessa genetica di chi froda platealmente il fisco o di chi ferisce gli altri. Credere di potersi appropriare della città, dei beni di tutti, per accontentare un ego incontenibile è inaccettabile a qualsiasi età.

Quella consumata nella notte del 10 maggio a Rimini non è stata una bravata da ragazzi, ma uno “stupro urbano”. La cosa più sensata l’ha detta la soprintendente dei Beni architettonici Annalisa Rinaldi: “Non rimarrà nulla di questo intervento se non la nostra condanna. Non c’è nessuna intenzione di dare importanza all’autore”. Di questi criminali, infatti, non serve sapere il nome – sarebbe una pubblicità immeritata -; basta la certezza dell’esecuzione di una pena esemplare.

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Mirco Paganelli

Giornalista freelance

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